L'adolescente e il "gruppo"

Pubblicato il da l'antro-di-anto

 

“Sono molte le persone che imitano il comportamento degli altri, diventando così le loro copie. Non sanno pensare autonomamente. Tu sii diverso, ed esprimi la parte migliore della natura, che è unica.” Paramahanza Yogananda (1893 – 1952 ; Filosofo e mistico indiano).

 

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Ho notato subito l'attualità di questa affermazione, nonostante sia del secolo scorso.

Questo fenomeno interessa maggiormente i ragazzi: infatti sono loro che sgomitano per essere accettati in un gruppo, uno qualsiasi, basta farne parte. E per questo annullano completamente quello che è la loro natura, il loro pensiero, per uniformarsi al comportamento di un leader che è l'unico che riesce ad avere il potere di aggregare altri ragazzi. Quindi per forza di cose si diventa copie del leader, senza però avere il suo carisma, e si finisce per far parte di un “branco”. E all'interno del “branco” ci si sente forti, onnipotenti, e si finisce per commettere azioni che singolarmente non si avrebbe né il coraggio, né la forza di commettere.

Per contro, chi non riesce a farsi accettare dal “gruppo”, si sente isolato, frustrato, depresso e non riesce a capire che a volte è “meglio soli che male accompagnati” come recita un famoso proverbio.

Data la giovane età, il ragazzo non riesce a pensare autonomamente, a capire che ogni persona è un universo a sé e le differenze di ognuno arricchiscono tutti. E se poi la famiglia è assente o distratta,

il ragazzo che si ritrova senza quella “identità”, che l'appartenenza ad un gruppo garantisce, si convince che la sua vita non ha senso, e può perfino arrivare a gesti estremi.

 

Tu, ragazzo, hai un cervello … usalo!

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